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Archivio Gennaio 2004

Foto inutili

30 Gennaio 2004 2 commenti
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Neve

29 Gennaio 2004 Commenti chiusi
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Neve

29 Gennaio 2004 Commenti chiusi
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Poesia di Pedro Pietri

28 Gennaio 2004 Commenti chiusi

«Siamo venuti negli Stati Uniti per imparare a storpiare il nostro nome per smaltire la definizione d’orgoglio per avere la sfortuna dalla nostra per vivere dove s’aggirano topi e scarafaggi in una casa non proprio nostra per imparare a accendere televisori per sognare posti di lavoro che non avremo mai per riempire i moduli dell’ufficio assistenza per lasciare la scuola privi di cultura per essere arruolati, manipolati e distrutti per lavorare a tempo pieno e essere comunque disoccupati per attendere la dichiarazione dei redditi e restare come ubriachi e perdere ogni interesse per il cuore e l’anima della nostra razza»

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"serata urgente per pedro"

28 Gennaio 2004 Commenti chiusi

“serata urgente per pedro”

in cui interverranno

machina amniotica

alberto lecca

mario pischedda

ed altri

domenica 1 febbraio dalle ore 18.00

allo spazio polivalente il Ridotto, in via Ada Negri 28 a Cagliari

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MACHINA AMNIOTICA news

27 Gennaio 2004 Commenti chiusi

Ricordate Pedro Pietri?

Il grande poeta nuyorican (New Yorker e Puertorican) nostro ospite a Cagliari nel 2001.

Da New York e da Milano Mario Maffi ed altri amici comuni ci scrivono per farci sapere che ha

contratto un cancro allo stomaco ed ha urgente bisogno di cure molto costose.

Presso il Nuyorican Poets Cafè di New York è stato aperto il

Pedro Pietri Benefit Health Fund
dove far confluire i fondi necessari per curarlo. La cifra stimata è di 30.000 dollari.

Da tutto il mondo gli amici e gli estimatori di Pedro si stanno attivando

per contribuire a raggiungere questa cifra.

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Per aiutare Pedro abbiamo organizzato una

“serata urgente per pedro”

in cui interverranno

machina amniotica

alberto lecca

mario pischedda

ed altri

domenica 1 febbraio dalle ore 18.00

allo spazio polivalente il Ridotto, in via Ada Negri 28 a Cagliari

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Se non puoi venire al poetry reading potrai dare il tuo contributo presso:

Ass.Culturale Italia-Inghilterra – via Machiavelli 97 – 09131 Cagliari – ore 15.30-20.30

Libreria CUEC Piazza d’Armi – Cagliari ore 9.00-13.00 e 16.00-20.00

Libreria Fahrenheit 451 – via Basilicata 57 – Cagliari

Infine abbiamo aperto il seguente conto corrente bancario

Banca: Istituto Bancario San Paolo di Torino

CC n° : 5170 – ABI : 1025 – CAB : 4803

causale: Pedro Pietri – Titolare conto: Pier Francesco Staffa

(motivi di burocrazia impongono di intestare il conto ad una persona fisica)

___________________________________________________________

Grazie per il tuo contributo

Ass. Culturale Italia-Inghilterra – italiainghilterra@tiscali.it – 070.402835

Machina Amniotica – machina@pengo.it

CUEC Edizioni – info@cuec.it – 070.271573

Erbafoglio

Rainbow Progetto Aperto

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(*) Cabina telefonica 905 1/2 – foto e poesia tratte dalla raccolta Out of Order, a cura di Mario Maffi ? edizioni CUEC

Articolo di Juan Gonzales dal Daily News (Martedì, 23 Dicembre, 2003)

?El Reverendo? non è ancora pronto a lasciare il pulpito?

La triste notizia si è diffusa rapidamente questo fine settimana: Pedro Pietri, il re della poesia ?latino? in questa città per più di 30 anni, soffre di una forma non operabile di cancro allo stomaco. Il suo è stato un regno del buon umore. Il nostro Pietri, con il suo lungo cappotto nero e una bombetta altrettanto nera, neri anche i baffi e la sua barba scarmigliata. Nato in Porto Rico nel 1944 e reclutato per la Guerra del Vietnam nel 1967-68, chiamava sé stesso sarcasticamente El Reverendo, ministro della Chiesa (inventata) della Madre di Tutti i Pomodori. La lettura di una poesia di Pietri è a metà tra uno spettacolo di varietà e una celebrazione pentecostale. Il suo auditorio scoppia dal ridere in un momento, per passare nel momento successivo alle lacrime. Per quelli di voi che sono cresciuti negli anni ?60 e ?70, l?epica ?Necrologio Puerto-ricano? (Puerto Rican Obituary?) ? la sua evocazione di ?strade da crisi di nervi/ dove i topi vivono come milionari/ e la gente non vive affatto? ? rimane ancora la più semplice e potente espressione della latino-diaspora di questo paese. Altri poemi di Pietri, come ?Nota suicida di uno scarafaggio in complesso abitativo per i bassi redditi? (Suicide Note from a Cockeroach in a Low-Income Housing Project) e la sua lunga serie di versi da una ?Cabina Telefonica? (Telephone Booth) sono stati acclamati come esempi di gran valore della poesia urbana della strada e come predecessori degli attuali contesti rap e slam. La prolifica produzione di Pietri include più di 20 libri di poesia e teatro. La sua opera è stata tradotta in diverse lingue. Il suo ultimo spettacolo è stato l?8 Novembre a Town Hall, cioè la sua partecipazione al 30mo anniversario del Nuyorican Poets Cafe, il centro culturale da lui fondato nel Lower East Side con gli scrittori di teatro Miguel Pinero e Miguel Algarin. Tre giorni dopo l?evento, Pietri si ammalò. ?Prima di tutto non potevo trattenere il cibo?, mi disse Pedro. ?Poi non potetti più trattenere liquidi. Ma siccome sono testardo, pensai che si trattasse semplicemente di un?ulcera allo stomaco. Non volevo accettare la realtà.? Alla fine si fece controllare nel Bronx-Lebanon Hospital, dove i medici scoprirono un tumore maligno e fecero una immediata operazione chirurgica. Ma il tumore si era già diffuso nel suo stomaco. Il cancro è l?ultima e la più seria malattia fisica con la quale Pietri si è trovato a dover lottare negli ultimi anni. Alcune di queste malattie, lui ritiene, furono causate dall?esposizione in Vietnam all?agente erbicida Orange. ?Quando ero nella fanteria in Vietnam, vedevamo gli aerei sopra di noi che ci buttavano quella roba addosso tutto il tempo?, si ricorda Pietri. Per i primi 20 anni dopo il suo ritorno dalla guerra, la sua salute fu a posto. ?Poi tutto ad un tratto iniziò il glaucoma, poi un paio di malattie alla pelle e ora questo cancro? afferma. I suoi medici gli hanno prescritto radiazioni e chemioterapia contro il tumore, ma Pietri, da cinico ribelle qual?è, ha rifiutato la loro modalità di intervento. ?Hanno fatto quello che potevano, ma non voglio sottopormi a quelle radiazioni o farmi tagliare un?altra volta da loro?, così Petri, il quale ha optato per trattamenti medici alternativi a partire dal mese prossimo da svolgersi a Tijuana, una procedura che la sua assicurazione sanitaria si rifiuta di coprire.Per questo la scorsa settimana la sua famiglia e i suoi amici del Nuyorican Poets Café hanno prontamente dato luogo ad un fondo di beneficenza per pagare le cure di Pietri in Mexico. Chiedono a chiunque abbia avuto esperienza del piacere della sua poesia di venire in suo aiuto, adesso.

Coloro che vorranno mandare un contributo sono invitati a versare un assegno al :

Nuyorican Poets Cafe, Inc. sotto la causale: The Pedro Pietri Health Benefit Fund,

c/o Nuyorican Poets Cafe, P.O. Box 20794, New York, N.Y., 10009.

?I?m not giving up. I?m going to kick this thing?, ha detto Pietri, ieri. (Non cedo, questo affare lo faccio fuori.) I Latino-poets in attesa di impossessarsi del mantello del re dovranno ancora attendere, perché Pedro sta troppo bene per fare check out proprio adesso?.

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Cupido

26 Gennaio 2004 Commenti chiusi


Frecce nella Pendola a muro, accanto ai cuori impagliati di molte belle dame, frecce nella Cipolla da taschino che scricchiola, quando la snocciolo con il pollice umido, come un sospiro.
Frecce. Frecce ogni ora, ogni secolo, ogni secondo, ogni Era, Meridiane che indicano quello che non sono e e non saranno: aria tagliata come burro fuso e uncino ricurvo sulla preda…poi, i fili dell’ago, filo di capro lanoso a tessere nidi o gabbie per infedeli grilli, che sia questo l’Amore di Cupido?
Affogo pur restando eretto e più alto di tutti nel mare nero che nessuno vede, nella fontana di pietra proprio come una freccia che indica mezzogiorno, che indica Tempo senza avere un prima, nè un dopo, neppure un piccolo ora febbrile.
La mia Agonia mentre insensibile colo a picco sarà l’Ottantuniesima meraviglia dell’ Universo mondo e mai le ricurve punte dei miei dardi faranno quello che fa il sorriso luminoso e discreto all’ombra di discreti baffi profumati di mandarino del signore asciutto che snocciola, col pollice umido come un sospiro la mia effigiata immagine sull’orologio da taschino aspettando senza guardare le frecce, perchè lui è la freccia non la sua effige, l’amante in pelliccia di lontra nel capanno del giardiniere.
Mozze ho le mani come il giardiniere che s’innamorò della sua padrona e fu l’unico colpito cuore, l’unico morbido cotone, l’unica tiepida argilla, l’unico colpo felice della faretra di quel Dio che chiamano Amore e che tutti dicono infallibile arciere.
Farò ( essendo divino ed è la mia condanna) che come me immobile in un bellissimo prato di Bretagna , di pietra dura fatto, dai suoi moncherini, l’unica vittima innocente del mio tentare con l’arco, germogli steli spinosi di purpuree rose velenose come la santità e farò che portato in processione e benedetto( il triste giardiniere) diventi l’ospite più illustre di un santuario di uno oscuro borgo di mare, un altro Cupido come me che ho dieci dita, ma inutili e una vista da talpa, che poi sia la forbice di deluso potatore o la natura infelice e divina a impedire l’uso del Dono o dell’arco che importa?
G. Cossu 26/01/04

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La Muta

25 Gennaio 2004 Commenti chiusi



Se i capelli potessero cadere dal cielo come schegge aguzze e affilate di ferro, attratte dalla forza possente di un magnete, sul mio capo nudo,
come l’acqua fitta e violacea che adesso mi sorprende mentre guado l’unico sterrato e disalberato Oceano inciampando tra i Chiodi rampicanti e l’Erba Chioccia, proprio mentre disto ancora troppo ( e sono in completa vista) dalle opposte gole di cui conosco anfratti e capanni e tane e tumuli purificati…
Se capelli cadessero dal cielo e non pioggia, su questo mio capo calvo che mi duole e pizzica e non posso grattare perchè perderei scaglie iridescenti che l’occhio attento del mio cacciatore nel sole alto, tra qualche ora, seguirebbe con gli occhi come l’Orco il sentiero di Pollicino…
Se cadessero capelli invece che frecce d’acqua, spilli folti, sottili ,aguzzi e velenosi allora sì che avrei la palla del Porcospino a difendermi rotolando tra i cani e i battitori e guadagnare la macchia o una palude da chi adesso mi bracca ed è su ogni alta radice di ogni cima di monte o collina o campanile con i suoi cani e i battitori seguendo il luccichio strisciante di scaglie perse nell’orizzonte, sia verde o azzurro, e valutando se sono di passate mute, di maledette serpi già inchiodate ai pali del serraglio o della novella preda che fugge e sguscia adesso ed è viva e ha due gambe svelte e non si arrende.
Non una sola tempesta nell’unica lacrima dell’occhio da fucile del mio genitore quando mi vide raccogliere stupefatto e preso da terrore le ciocche dei miei bei capelli corvini che cadevano lentamente dal mio capo mentre chino ero a piantare i grani e poi un vento improvvido come il soffio di una vipera sparse , come una nevicata , la mia intera chioma nell’aria ferma e un turbine e baluginare di scaglie luccicanti e nere virgole leggere avvolse me e lui per un eterno secondo.
Lui, alto come una torre, pietrificato sotto il roteare dei lapilli neri e fiammeggianti che mai avrebbe voluto neppure nei peggiori incubi vedere volteggiare nella sua onorata fattoria, io chino come una volpa appena nata con i denti sorpresa in un pollaio, a un passo da una tagliola.
Scappai e ora è caccia grossa sotto il cielo viola ed è già l’alba.
Se trovassi un anfratto, un tumulo, un capanno sepolto, una tana, uno dei tanti che da ragazzo scovavo con i Soldati dell’Unione delle Miniere durante l’Epurazione: ero la loro guida tra quelle gole, precedevo e guidavo i loro lanciafiamme, indicavo il luogo, bevevo sidro e Assenzio ruttando seduto sulle cisterne, nel puzzo del cherosene, tra le fiammate, ma mai rivelai che avevo scoperto che ogni “Muta” interrandosi dormiva nel primo ambiente che però era l’ultimo e sotto e di lato a ogni stanza della Cova c’erano altre stanze vuote su vari piani, scavate prima dell’ultima che sembrava la prima, quella del sonno insomma, tutte vuote insomma quelle che visitai di notte da solo dopo ogni disinfestazione…
Là nessuno mi troverebbe e steso nell’ultimo umido buco grattato con le unghie da un mio simile dormirei nel torpore della terra come una larva diventando molle e affusolato le ossa disciolte in un liquido luminescente come un grosso bozzolo e di primavera un altro corpo nelle vesti più varie dal parlato forbito ed educato visiterebbe le fattorie e le piantagioni.
gianni cossu 25/01/ 2004

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La iaga

25 Gennaio 2004 Commenti chiusi
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Violetta della città dei morti

24 Gennaio 2004 Commenti chiusi

Violetta ( che nome gentile e ingannevole) vive nel seminterrato di una delle 100.000 piccionaie a schiera con ascensore e regolamentare ingresso per disabili della città dei morti.
Nelle notti estive i turisti e gli sfaccendati uomini di affari asiatici non restano insensibili contemplando dal Piazzale della Ragione Ultima la poesia dellla tentacolare e fluttuante necropoli silenziosa nel buio, sera dopo sera qualcuno chiosa sull’inversa volta stellata e gli affezionati traggono auspici dai fluttuanti fuochi fatui e i lumicini che sembrano un cielo stellato.
Violetta si è costruita una Tana calda e discreta, calda perchè il muro portante della piccionaia Z20B confina con l’estremità del blocco crematorio, lei vive esattamente dietro dove si spengono le fauci del Dio del fuoco, quel Dio del fuoco che lavora legalmente di giorno e segretamente di notte.
Di giorno legalmente si preparano le spezie da viaggio per parenti non interessati al ritorno o alla fatica di una trasferta commemorativa o seguaci di vari Credi, di notte, all’improvviso, autoarticolati e altre macchine a fari invisibili e centiania di uomini sudati e frettolosi asportano i cadaveri scaduti, distruggono i nidi e gettano le spoglie e navi di zinco nellla bocca della fornace che mai dorme.
Nessuna raccolta differenziata al mattino: solo fine cenere che una ininterrotta catena di autoarticolati scarica sulle colline della “Terra Promessa”, già Coloni in cerca di fortuna creano pregiati giardini e creano insediamenti e già nascono problemi politici con i pastori delle discariche che da secoli usavano quei siti.
I parenti prossimi o lontani degli alloggi sfrattati non sono avvertiti, la maggior parte non è interessata e chi trovando, al mattino , al posto del cassettone di marmo una rovina se ne fa una ragione, d’altronde muoino i vivi, perchè dovrebbero vivere in eterno in subdole case i morti?
Però Violetta lo sa che , prima o poi,quegli uomioni biondi e e dagli occhi di mare giungeranno anche alla piccionaia Z20B, forse allora lei non sarà nella tana o sentendo il rumore dei cingoli e le parole e le urla farà in tempo a fuggire foro dopo foro tra un loculo e l’altro scavato sui venti piani del blocco.
Oppure no: il cucchiaio meccanico che brilla di buio e s’infila come estraesse il miele da un alveare la coglierà tra frantumarsi di bare,volteggiare di stoffe e cravatte, pizzi di mutande, tegole di di tendini e scatole craniche, resti di dentiere che mai sorrisero e allora, si solo allora sognerà, si non sentirà la morsa della pressa che prepara il “Bolo” per il Dio del fuoco.
Sognerà di quando sgranava sul filo teso di un ballatoio il bucato come un lento, quotidiano e inutile rosario nella nebbia lucida dell’alcool appena bevuto e già dimenticato e stendendo sognava, osservando la perizia delle sue mani nel comporre gli angoli e le pieghe degli indumenti nonostante niente capisse più da anni o da minuti,l’unico viaggio che avrebbe voluto fare davvero: seduta comoda nella luce artificiale di un lungo e stretto ambulatorio ( e fuori pioveva o forse no, il sole brillava come uno sparo negli occhi di un condannato a morte) vociante di partorienti e e di future vedove e incurante dell’inutile chicchierare di tutte dormire profondamente ,
come in un treno in una lunga infinita galleria a perdifiato fino al Nulla.
gianni cossu

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