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Archivio Ottobre 2004

Underground

31 Ottobre 2004 Commenti chiusi

http://www.kultunderground.org/sommario.htm

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News

29 Ottobre 2004 Commenti chiusi

http://www.pixiport.com/sub_minimal_artist_mario_pischedda/base0.html

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Il funambolo

28 Ottobre 2004 Commenti chiusi


IL FUNAMBOLO

Può sembrare paradossale, ma nell?ambito dell?esperienza estetica contemporanea vi sono persone alle quali la definizione di ?artista?, almeno nel senso più convenzionale del termine, sta stretta e appare limitante o, per altri versi, eccessiva, tanto varia, polimorfa, pluridirezionale e persino dispersiva, è la loro ricerca e la loro produzione.

L?attività di Mario Pischedda, fotografo, poeta, performer, giornalista, video e web-artista, rientra in questa categoria.
Sembra un funambolo dell?arte in perenne movimento e sempre in bilico, un intellettuale attentissimo a quanto gli succede intorno eppure sempre in fuga, sgusciante, imprendibile, soprattutto da quel ?sistema dell?arte? che tutto fagocita e appiattisce. Difficile pertanto seguirne le tracce, storicizzarlo, raccontarne la vicenda umana e artistica, perché Pischedda si pone, coscientemente, nella posizione pirandelliana dell?Uno, Nessuno, Centomila? Collaboratore di questa testata, firma di punta della rivista cult Frigidaire, insegue la realtà, la fissa in immagini emozionanti che hanno l?icasticità di aforismi e passa oltre, sbeffeggiandola o denunciandone le ipocrisie con performance delle quali, raramente, rimane traccia. E proprio il valore di testimonianza e di denuncia, in un dato momento e solo in quello, che spesso caratterizza la sua multiforme attività e la contemporanea volontà di non voler lasciare tracce delle stesse, inevitabilmente monetizzabili e metabolizzabili dal mercato, costituisce il suo orgoglioso rifiuto dell?aborrito ?sistema?.
Je ne veux faire partie de rien si leggeva, e ancora per qualche giorno si può leggere, in una singolare mostra che l?artista di Bortigiadas ha realizzato a Tempio Pausania in occasione dell?inaugurazione di un negozio, Giua abbigliamento in via Poerio, dal titolo Tutto è unico ? Mostra per negozio. Il non voler far parte di niente, almeno di quel niente che è istituzionalizzato e anestetizzato con lo scopo di imbrigliare un pensiero libero, diventa per Pischedda un vero e proprio proclama poetico e poco importa se le massime, gli aforismi e i commenti che divengono un tutt?uno con le immagini fotografiche, altro non sono che citazioni espunte da opere letterarie di autori che lo affiancano come compagni di viaggio nel suo complesso e tortuoso percorso interiore.
Le quindici opere, quindici foto appese su grucce artigianali di filo di ferro ? create dallo stesso proprietario che ha curato il suggestivo, minimale e dissacrante allestimento, a dispetto dei tanti ?professionisti delle mostre? ?, hanno un andamento rapsodico nei temi trattati e nello stile. Inutile pertanto cercare un filo conduttore, ogni scatto si pone come un microcosmo, una storia compiuta, un grumo di poesia, sia che raffiguri l?autoritratto sfigurato e inquietante dell?artista, sia Peter Gabriel in concerto, sia due giovani colti nell?atto, magicamente sospeso, di tuffarsi in mare da un molo in cemento.
Le foto sono esposte come merci, alla stessa stregua degli abiti ospitati dal negozio, ma il loro valore pecuniario è subito negato dalla scelta di regalarle ai visitatori che ne abbiano fatto richiesta, in linea con quella che lui stesso ama definire ?minimal-istant-gratis-art?, prosciugando le opere stesse del loro valore commerciale ed esaltandone, viceversa, quello poetico e comunicativo. Opere che indagano, per dirla con le parole di Giannella Demuro e Antonello Fresu curatori della mostra, «il complesso rapporto tra spazio individuale e dimensione sociale, tra mondo interiore e realtà esterna, tra scrittura e rappresentazione iconografica, fino ad arrivare alla definizione di una originale dimensione estetica ? la f/oto/grafia ? intesa come espressione di una percezione totale, acustica e sensoriale oltre che visiva».
Enrico Ghezzi, altro funambolo della parola e amico dell?artista, in una mail di auguri per l?iniziativa, giocando sul titolo della celeberrima opera di Walter Benjamin, ha scritto, scusandosi per la sua assenza: «una mostra non oziosa, temo. tanto peggio. pezzi rari, pezzi unici, viceversa, molto meglio ? l?opera tecnica nell?era della sua riproducibilità artistica. né unici né rari. unica rara unicità, riconoscersi uguali a altro».
Una perfetta sintesi di ciò che è l?essenza del progetto senza progetto di Mario Pischedda e del suo operare, parafrasando l?amato Flaubert, con un désintéressement absolu. Il miglior commento, infine, a una delle più belle immagini esposte, Black & White, nella quale un uomo pare librarsi in volo in una grande aula con un pavimento a scacchi bianchi e neri: l?uguaglianza nella diversità, al grido di ?w il meticciato?, come meticcia è, del resto, tutta la sua arte.

Ivo Serafino Fenu

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COME SONO BRAVO

20 Ottobre 2004 Commenti chiusi


Bortigiadas, 20 ottobre 2004

Vincenzo Sparagna è proprio bravo!

Di Mario Pischedda

Vincenzo Sparagna è proprio bravo, anzi bravissimo, ed io sono qui a testimoniarlo.
Non solo è un geniale filosofo, ma un performer, un inventore, un costruttore di estetiche, uno scienziato della parodia illuminante, un alchimista del nulla che produce oro dall?aria.
E tuttavia questa sua bravura non sarebbe così ?singolarmente singolare? se non si accompagnasse a una sua continua negazione, se non si mettesse in discussione ogni volta. Vincenzo è una coscienza inquieta che si interroga su se stesso e sul senso delle proprie azioni artistiche, le colloca nel mondo, non gli interessano se non in quanto frammenti, lettere, fonemi di un discorso sul nostro – così terribile e affascinante – presente.
Recentemente, in palese antitesi a un mondo dell?apparenza, che fa della vuotaggine e della superficie la sua sostanza, Sparagna ha ?messo in scena? (cioè in strada, in galleria, per gli amici intimi, talvolta per un solo spettatore, come un messaggio lanciato casualmente da una stazione radio periferica verso ignoti fruitori) la più perforante parodia dell?artista, o pseudo-artista, contemporaneo.
La sua performance ?Voglio diventare famoso, possibilmente molto famoso?? è un colpo al cuore di quella vanità inconfessabile che se da un lato è tipica di qualsiasi artista (che aspira all?universalità della fama per poter fare del proprio intuito una forza collettivamente individuale), dall?altro, nello specifico del mondo attuale, è quasi sempre una forma spuria, falsa, appunto ipocritamente inconfessabile? per arrivare al cosiddetto successo, che in ultima analisi coincide con il denaro e con tutta la merda dei valori dominanti.
Vi è cioè un doppio movimento dell?arte verso il mondo: sincera nel suo porsi come un valore universale, ipocrita nel suo mediare questa ipotesi di universalità con l?opportunismo delle motivazioni ?alte?.
Sparagna svela il segreto di questa doppiezza, egli dice apertamente ?voglio diventare famoso?, o in alternativa ?come sono bravo?, poiché questa autoaffermazione è un porsi fuori della gara, in uno spazio socratico di consapevolezza di sé che sfiora l?arroganza, ma anche ne è la critica profonda più feroce e definitiva.
Siamo piccoli e nudi nell?universo, ma in compagnia della nostra umanità multipla, abitati e perfino agiti dagli altri nei linguaggi, collettivi anche nel più eccentrico dei solipsismi?
Vincenzo esalta questa intuizione della nostra solitudine multipla, si presenta sulla scena per ribadire la propria ?banalità?, riduce al suo scheletro segreto l?ambizione di qualsiasi artista (la fama), per andare oltre, illuminando l?uomo che c?è dentro la forma, e appare così sprezzante perché umile, eremita perché circondato dalla folla?

No Arte S.Sperate domenica 24 ottobre 2004 h.13:00

Mario Marzeddu writer
diatonie di Inoria Bande mariopischeddainmovement

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No arte 2004

11 Ottobre 2004 Commenti chiusi

S. Sperate 24 ottobre 2004 h.13:00

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