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Archivio Giugno 2005

Svernissage

29 Giugno 2005 Commenti chiusi


Gianni visto da Gianni

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Camera oscura

28 Giugno 2005 Commenti chiusi


SECONDO CAPITOLO DEL PRIMO O PRIMO CAPITOLO DEL SECONDO

Due tesori trovò quindi la famiglia ******** e del primo niente so , né sa nessuno perché se diversamente fosse non ci starebbe il secondo che poi è il primo e l?unico, come giurano i paesani belli e io da raccontare avrei ben poco. Perché ( sia fortuna o disastro non importa) una volta che la voce si fa il giro e l?orchestra sale in tono senza direttore che cosa è il canto del passero, il macinar del frantoio che scoppietta, l?upupa che annuncia il lutto, il grattar del tarlo nella madia, il sonar di soldo o dado del mondo tutto? Che è in fondo?

Ma, per fortuna o disastro, alta l?orchestra dei ?si dice? tuona, fa torri e scale e corrimani, anditi e botteghe: la porta magica nel bosco, l? ?apriti Sesamo? in un polsino d?oro, un temporar di nembi insomma di cui si perde sempre il filo, o meglio si sfilaccia. E il capitato mal o ben che sia volteggia nelle teste altrui come aquilone: or cade, or s?impenna, or soffre l?aggressione di aquilotti in schiera, or galleggia nel fermo lino dello stagno, or precipita saettando come dardo al piede antico della quercia sola e a venti passi esatti ( come i venti nidi contati ad anno nel vetusto vegetale) c?è il fosso e solitario il rovo centenario e dietro ( ma sol per uno che sgusci come serpe, che so un fachiro avezzo al contorcersi tra spine o braci ardenti) un pertugio nero e rotolando un intestin di tane e infine ( al lume dell?ultimo arrivato a cesellar la tegola per aria) ecco il tesoro o il diavolo seduto a far computisteria dell?anime o la lampara col Genio bigamo o questo o quello o l?uno e l?altro insieme o altro senza limite e misura.

Insomma credo d?essermi spiegato: facile, altrove, trovar tesori, inciampar in forzieri, scovrir nei sottottetti nascosti lasciti e poi, seguendo l?estro, restar ciò che si è (che poi non succede mai: o si guadagnan 1.Corone al funerale, il canto d?orfanelle da ruota prese a nolo, e a cui mai manca- per il benefattore leggendario- il dolce la domenica ,2. l?altarino al vivo del beneficato congiunto e porta male( e poi c?è sempre chi ringhioso segue la bara per quel che non ha avuto) oppure 3. ci si rovina in grettezza piena e ancora si è come si è sempre stati ( che poi non succede mai), ma mancava il palco, la nave, la ciurma , la frusta e il capitano.

Facile comunque tutto questo ( magari grave e pur penoso), facile altrove non Qui dove quando si sa qualunque cosa ( e spesso qui accade e a tutti e a l?un sull?altro e senza posa) è come un divinare senza fallo e quando colpiti siete, voi che a colpir eravate abituati, vi convien salutare i cari affetti, il viso che vi salta agli occhi nello specchio del lavabo, il sorriso da passeggio, il deposito postale, la casa col patio, le chiacchiere con cui vi date un tono, i titoli in cornice, le faide antiche o nuove e i progettati viaggi, le faccende misere in cui, in secreto o in pubblico, sempre presi siete, i figli storti o ritti come pali insomma il tutto che specchia il cielo perché

Quando il tempo prende la mira con lo schioppo anche se chi spara è quel figlio stento e lungo del canottiere, (quel ragazzo che sta in piedi come chiodo di piombo nel burro che fonde, tanto beve assenzio), anche se è lui, proprio lui, che la mira prende e spara, anche se è lui perso avete ciò che siete, o meglio eravate , o meglio foste.

Ma poi che foste voi se ognun, qua da noi , fa ed è fatto, come argilla e limo dal pensiero altrui? Matrice non c?è , non c?è forno, né anime in rame per incerte geografie, niente c?è, ve l?ho detto.

Insomma questo è il loco, questi i villani come già dissi e immaginatevi un tesoro di cui si sa notizia, quali sconquassi possa provocare in vite anche lontane, nel tempo, nello spazio, nel ritessuto niente, in breve, che ci stupisce sempre: l?affogar d?un foco con le sue volute, lo spegnersi di un lago o una palude in cicatrici di mota che s?asciuga la sole.

E divagando ancora ( che è l?unico modo per non perder strada qua da noi o per me forse) mi viene a mente che tutto cominciò di notte, come di notte cadde la palla di neve che non scioglie, quella che sta sull?altare della patria, forse quella ,cadendo, fece proprio come quel tesoro di cui accenno.

Non fu un terremoto o una voragine o un imbuto, la palla di neve,dicono, inclinò campagne e vigne e tirassi or qua or là il fazzoletto steso di questa terra che reggesi su terrazze di canne marcite in mezzo al mare, ci sono i monti, il piano, il loco tutto insomma che chiamano Fernanda dea o Fernandea.

Non terremoto fu il precipitare della palla di neve che non scioglie, ma racconciarsi d?angoli, stendersi di golfi, aprirsi di seni e fiordi, valli nove e solo i ponti, ma solo alcuni ponti,rimasero sospesi tra terra e acqua.

Perì qualche asino, si perse qualche carro che vi passava, ma il carrettiere a nuoto si salvò.

Nella chiesa grande ( quella che ha il campanile finito in pozzo e dentro gettano votive grazie i villani e talvolta, si dice, si sente il campano e accadono miracoli) c?è ancor l?affumicata tela: lui che nuota e l?asino che ingoia l?ultimo suo raglio.

Insomma forse questo fece il tesoro di cui parlo, ma ora stanco in questa casa che non è mia, in cui mi trasferì la voglia capricciosa di una donna in dolce attesa ed eran di quelle voglie che il marito non potea accontentare ( e so che fece anche di peggio nel sognare quella santa madre minorenne, ma per fortuna qualcuno immaginò morisse in parto e così avvenne, ma il figlio salvassi , oh cielo! e di questo dopo vi dirò!).

Lascio la penna: ormai si chiudono le valve le fioche perle, domani all?alba andrò sul greto, come faccio sempre, e dal momento che miope ero e adesso son provetto tiratore farò il mio solito:

la canna del fucile tesa punterò verso l?orizzonte vuoto dove l?olfatto e molto altro mi dice trovasi il paese che abitavo, la vita rapita che mai riavrò e tutto il resto che il Laudano del dottore non riuscirà mai a far dimenticare.

Andrò pur sapendo che, al solito, la mira presa e il colpo dato, la palla torna indietro sempre e mi si posa ai piedi fradicia e tiepida e ha forma di una mela con la freccia al centro,ma a me basta che il tempo,così, a suo modo mi sorrida. G. Cossu Camera oscura 2005

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disturbance

27 Giugno 2005 Commenti chiusi
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Han coraggio estetico

27 Giugno 2005 Commenti chiusi


ancoraggio estetico” di Gianni Cossu

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Antiquariato

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segnale di Gianni Cossu

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Canzone di Gianni Piras

26 Giugno 2005 Commenti chiusi
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Il ponte del diavolo

25 Giugno 2005 1 commento


segnale di fumo di Gianni Cossu

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Giubbe rosse

24 Giugno 2005 1 commento

http://mariopischedda.ilcannocchiale.it/

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Di là

24 Giugno 2005 Commenti chiusi


di Gianni Cossu

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Villanova by zio

24 Giugno 2005 Commenti chiusi


tra muggiti e vagiti

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