Home > Dilettanti > DESTINAZIONE COLONIA 3 – Germania

DESTINAZIONE COLONIA 3 – Germania

10 Agosto 2008

Attraversiamo Piacenza intorno alle 22,10 per poi arrivare a Brescia verso le 22,40. Mentre percorro la A12, verso Verona, avevo l’autoradio sintonizzata su una stazione che trasmetteva musica leggera che mi aveva già stufato.

Allora, mi sintonizzo in un’altra stazione, dove le note di "…libiamo libiamo sui lieti calici che la bellezza infiora e la struggente ora invita alla voluttà…" Era un brano de "La Traviata" di Giuseppe Verdi, cantata dalla Tebaldi.

Cerco di intonare anch’io "…libiamo, libiamo sui lieti calici che la bellezza infiora…"

 

Giuseppe, l’autostoppista, dormiva come un ghiro da un pezzo, forse sognava veramente di dormire, aveva la testa adagiata su lo stipite della portiera e ogni tanto ci sbatteva, senza svegliarsi.

 

Beato lui! Se fosse stato per me, a Colonia, ci sarei andato in aereo. Invece, per soddisfare le pance di alcuni amici tedeschi, ho caricato il cofano di vini, formaggi e salsicce sarde.

Tanto per gradire, ho caricato: 5 chili di salsicce di Irgoli appena fatta; 6 forme di formaggio da due chili ciascuna, misto, di cui: tre di pecorino stagionato molto saporito (salato al punto giusto) e degli altri tre, due di pecorino mezzo stagionato e l’ultimo un Dolce fiore molto delicato. Poi sto portando: otto pacchi da un chilo di pane carasau; tre di pistoccu guttiau; due prosciutti stagionati di Desulo; 20 litri di cannonau di Ierzu; due litri di filu e ferru, quattro di mirto, quello fatto da tziu Maoddi di Gavoi.

 

Andavo a cento Km. l’ora e supero un primo cartello stradale indicante "sosta d’emergenza a 500 metri", poi un altro a "400". Questi cartelli sono un invito a nozze per me. Decido, quindi, di fare una delle mie brevi soste. Mi passa davanti anche quello dei "300 metri", rallento di marcia, scalo dalla sesta alla quinta marcia e dalla quinta alla quarta.

Incrocio il cartello dei "200 metri", era storto ed era rivolto rispetto alla direzione di marcia di 90°. C’è sempre qualche cartello da raddrizzare.

Scalo dalla quarta alla terza con una leggera frenatina, dalla terza alla seconda e poi fino a posteggiare la vettura il più possibile sulla mia destra.

Tiro il freno a mano e sveglio inavvertitamente Giuseppe.

L’autostoppista, si gira verso di me, con la faccia ancora assonnata, occhi spiritati, e dice frasi irripetibili in lingua tedesca: "…Was Kalifornien … Du tust, wäre dies eine Möglichkeit, zu wecken eine Person?…"

Che c…. stai facendo, sarebbe questo il modo di svegliare una persona? (traduz. in madre lingua).  

 

Sono rimasto sbigottito.

Mai e poi mai, mi sarei aspettato da questo qui di essere trattato così.

Senti caro Giuseppe, non scaldarti tanto.

Prima di tutto, ho fatto il possibile per non svegliarti. Forse non ci sarò riuscito, ma poi, come ti permetti di aggredirmi così?

Ricordati che in questa macchina sei mio ospite, ed io, se lo vuoi sapere, mi fermo come, quando e quanto voglio e non devo certo rendere conto a te di quello che faccio. Hai capito!

Sai, posso sbatterti fuori dalla macchina in qualsiasi momento.

 

Giuseppe l’autostoppista, saltò fuori dalla macchina, mi prese le chiavi, aprì il cofano e tolse fuori la sua grande valigia e cercò di allontanarsi.

Allora, ripensandoci un attimo, mi son posto il problema: ma questo qui dove sta andando col buio? Così lo chiamai… Giuseppe, fermati, ma dove vai…, lo raggiunsi e lo invitai a desistere.

Cominciò a urlare:

Ce l’avete tutti con me! Ce Sie alle mit mir!

Ce l’avete tutti con me! Ce Sie alle mit mir!

Basta non ne posso più, mi avete rotto il c….  tutti quanti. Können einfach nicht mehr, ich habe die gebrochenen c…. jeder.

Basta non ne posso più, mi avete rotto il c….  tutti quanti. Können einfach nicht mehr, ich habe die gebrochenen c…. jeder.

(le traduz. più o meno sono così).

Le sue imprecazioni le andava ripetendo sempre due volte, una in madre lingua e l’altra in tedesco.

Mentre, Giuseppe, stava ancora imprecando, prese la valigia, la sollevò in alto e, mentre stava per lanciarmela, dall’interno, fuoriuscì un liquido dal colore rosso, che cadde sulla sua testa scivolando poi sulla giacca e la camicia.

Rimase per un attimo impietrito, io altrettanto, poi il liquido, gli passo tra le labbra e lo assaggiò, e di colpo scoppiò a ridere, ma a ridere cosi tanto, che io rimasi perplesso.

 

Che cosa stava succedendo?

Sapete con i tempi che corrono meglio non fidarsi, ho pensato subito al peggio: una valigia cosi grande non si vede in giro tutti i giorni, e poi quel liquido rosso!

 

Ceeeeee! Sorpresa!

Quello che poteva sembrare sangue in realtà, era vino, vino cannonau!

 

Giuseppe mise la Valigia per terra, ci siamo guardati un attimo, poi ridendo ci siamo abbracciati, nonostante lui fosse completamente bagnato di vino.

E rideva. Rideva e saltava come un pazzo.

Anch’io puzzavo di vino.

Sembravamo due ubriachi appena usciti dall’Osteria "Bevi vino e campi cent’anni" di Olbia.

Velocemente cercò di aprire la valigia per salvare il salvabile e subito tolse il bottiglione che aveva perso il tappo.

E, nel buio echeggiava:

il tappo l’ho messo io. "…di e Mütze habe ich mich…"

Il tappo l’ho messo io! "…die Mütze habe ich mich…"

(traduz. più o meno è così),

A questo punto capii che non gli importava di essersi sporcato di vino, semmai era più preoccupato di salvare quello che era rimasto dentro il bottiglione.

Gli abiti erano tutti inzuppati, odore di vino dappertutto, insomma un bel casino.

 

Giuseppe! Dentro il valigione, ci sono altre cose da salvare?

Lui, con calma rispose: c’è tempo… c’è tempo…!, "…es gibt keine Zeit zu Zeit!…" (traduz. più o meno così).

Poi disse: ci sono cose che un lontano parente, un vecchio cugino di mio padre, mi fa avere ogni tanto. Sementi da conservare per la semina, ceci, lenticchie con le pietruzze per chi ha denti forti. Delle fave per i maiali, queste, mi dicevano i miei fratelli, noi ce le mangiamo bollite.

Insomma, c’era veramente un po’ di tutto dentro quella valigia.

Con grande sorpresa, ho scoperto che era fatta di cartone!

 

Ceeeeeee! Allora è vero! Ce ne sono ancora in giro!

Continuo ad avere dei sospetti su di lui: perché un emigrante nei giorni nostri continua a viaggiare con una valigia di cartone?

 

Adesso, dobbiamo trovare una soluzione per lavare gli abiti e la valigia.

Mi viene in mente, che a Brescia io conosco una persona, un’artista Lucia Mantovani, quarantenne, molto attraente, capelli generalmente cortissimi, abbastanza lunatica, sposata a un avvocato civilista ora in pensione, certo Romeo De Vitigno, una persona, pragmatica, molto geloso di lei.

Al primo casello, esco e mi dirigo verso la casa di Lucia Mantovani, sperando nella sua ospitalità almeno per farci una doccia e lavare gli abiti pieni di vino.

Lucia, conosciutissima in loco, aveva  un bagaglio artistico considerevole.

Per una sua mostra del 2004, che fu, non solo, un grosso successo di pubblico ma anche osannata dai critici della stampa locale, avevo scritto un bel testo di presentazione senza pretendere compensi con l’accordo che in cambio avrei gradito in dono una sua opera molto incisiva.

Antonino Pietro Spolveri

Categorie:Dilettanti Tag:
I commenti sono chiusi.