Epicedio (lettera ai gentili)
*Un epinicio in forma di epicedio*
Se la paura mangia l’anima, il tempo mangia l’arte. Solo nella scadenza
ultimativa, infatti, l’arbitrarietà del gesto si dà come specchio del
sentire in contumacia: l’artista si allontana dall’opera la prima volta
quando la termina, la seconda quando la pone in serie e nel porla in
serie ne attende l’innaturale prosecuzione nelle opere a seguire. Si
tratta, ahimè, di un’illusione ben nota a tutti gli artefici con
bastevole onestà intellettuale: non esiste consequenzialità nell’arte,
non si dà genitura né progenie. È nello scadere delle ore, l’orologio
puntato sulle tempie, che l’opera si offre al mondo come atto unico.
Anche un blog può rammemorarsi, in una spalancata dimenticanza, come
atto unico: per spezzare l’incantesimo della Serie (Don Giovanni ubriaco
e rugoso di speranze nelle sue conquiste rimandate: più uno, più uno…)
si richiede un epinicio in forma di epicedio, un attestato del tempo che
liberi la scrittura dal tempo stesso. Il contatore-orologio sta x raggiungere
qui i 100.000 contatti, s’arresta in tregua. L’Aion deleuziano è salvo e
così l’opera e così il non-porsi-in-serie.
http://www.alessandrodinicola.it/2009/06/09/un-epinicio-in-forma-di-epicedio/
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in un caotico palcoscenico pubblico
http://www.alessandrodinicola.it/2009/01/22/il-patto-fluido-ne-etica-ne-deontologia/


