Home > kinobalanite > una fonetica del tumulto

una fonetica del tumulto

27 Aprile 2010

Ma io credo che bisogna recitare, o scrivere, separati dalla tribù, ai limiti del

delirio, con bouche très sonore, senza galateo, è certo ormai che la lingua

comune non basta, e bisogna persuadersi di recitare, o scrivere, una fonetica

del tumulto, e per essa nessuna dizione convenzionale, ma farlo in pura

possessione crudele, come dionysos laico, simulando una voce mitica,

infante, genuina, multipla, e offrendo, nell’artificio solenne, il desiderio di

chiarire le cose, un’offerta popolare di cadenze acrobatiche, e frantumi di

melodia, come una recitazione, e una scrittura, sempre trepidante e

commovente, la sola strada per esorcizzare la violenza quotidiana, non per

contrastarla però, questa è azione che non compete alla scena, solo per

renderla eccezionale e, così facendo, mostrare il suo nulla assoluto.

nevio gambula

Categorie:kinobalanite Tag:
  1. 27 Aprile 2010 a 18:31 | #1

    Intrigante! Forse è solo uno sprazzo di una visione più ampia e complessa, che quindi andrebbe approfondita meglio. Senza dimenticare che scrivere e, soprattutto recitare, fa rima con emozionare. Ciao . Albix

I commenti sono chiusi.