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Archivio 1 Marzo 2018

Tore Zappadu

1 Marzo 2018 Commenti chiusi

1) Tore, quando e come hai deciso di espatriare

L’avvicinamento alla “Pensione”, per quanto mi riguarda, è stato piuttosto travagliato. Le alterne vicende della vita mi avevano condotto fin lì, in “condizioni” economiche più che problematiche. Vivevo ad Olbia ed avevo anche una compagna con la quale condividevo questa magra esistenza. Ho fatto, come tantissimi coetanei da qualche tempo a questa parte, una serie di ricerche e verifiche ed ho deciso che sarei andato via dall’Italia, proprio perché, per la prima volta nella mia vita, vivevo una condizione di malcelata indigenza.

2) Perché in Bulgaria
Tra le varie opzioni, ho pensato di fissare alcuni parametri di “opportunità”. Da un lato volevo rimanere in Europa, e quindi ho rinunciato da subito all’idea della Colombia (ci vive mio fratello) e della Tunisia, con parametri di convenienza economica persino migliori della Bulgaria, e mi sono soffermato su due possibilità: Portogallo e, appunto, la Bulgaria. Alla fine, grazie anche alle stupende letture di un blog (http://italia-bulgariasoloandata.blogspot.bg/) e di un personaggio, Antonio Tutino con cui mi sono subito messo in contatto e del quale, adesso, mi onoro di essere fraterno amico, ho scelto questa meravigliosa terra. E, debbo dire, che questa scelta, è stata in grado di alleviare, e non poco, la incommensurabile lontananza dalla mia Olbia e dalla mia Sardegna.

3) Raccontami il primo impatto
Di grandissima paura e sconcerto. Arrivai di sera tardi a Sofia, presi una macchina a noleggio, nevicava. Dovevo percorrere circa 100 km per arrivare a Pazardzhjik, la mia meta. L’autostrada (stracarica di cantieri), la pressoché nulla illuminazione, e la nottata scura… insomma, quelle poche decine di chilometri mi sembrarono lunghi più una Parigi-Dakar. Avevo dimenticato anche il caricatore del cellulare e, scoprii con terrore, che, dopo una lunga traversata in mare, ed il viaggio in aereo, non avevo che una o al massimo due possibilità di telefonare ad Antonio per confermare il mio arrivo nella “sua” cittadina. Andò bene, anche, perché lui mi attendeva con sua moglie all’ingresso della città, non più di 50 metri più avanti a dove mi ero fermato. Da quel momento, tutto cambiò. Nei tre giorni seguenti, feci tutte le pratiche (banca, registrazioni, affitto casa) che mi consentirono non solo di rasserenarmi, ma anche di comprendere che decisamente questa era stata una scelta felice.

4) La nostalgia
Immensa, e non passa né passerà mai. C’è da dire che, grazie ai piccoli risparmi che riesco ad accumulare nei mesi che risiedo qui, posso permettermi come minimo un rientro estivo ad Olbia nella meravigliosa stagione estiva e il continuo contatto con parenti, amici e il respiro della “mia gente”. In più Internet (qui è velocissima e mi costa 5,10 euro al mese di abbonamento senza alcun limite) mi garantisce una quotidianità, assolutamente impensabile fino a qualche decennio fa. Anche la passione per la “mia” Olbiacalcio, mi mantiene vivo e presente nell’attualità, perché grazie allo streaming vedo in diretta tutte le partite dell’Olbia e, posso aggiornare il mio sito storico (www.olbicalcio.net) che tengo in vita da oltre una dozzina di anni.

5) Quanti italiani siete e quanti sardi

Difficile dirlo, perché non tutti si iscrivono all’Aire, ed ho come l’impressione che ci si continui a sottovalutare e sottostimare, questo inesauribile “esodo”. Ma da quel che ho percepito dovremmo essere circa 5000 persone. Non tutti pensionati ovviamente, ma di sicuro ormai siamo Noi in maggioranza, anche perché il dato ufficiale del 2012 raccontava di 889 italiani complessivi e… da allora tanta acqua è passata sotto i ponti, soprattutto per via della “Fornero”. Qui a Pazardzhjik, siamo un centinaio, di cui una settantina pensionati. Tre sardi, ma la comunità più numerosa di corregionali è a Sofia dove è nato anche l’unico circolo regionale (Serdica) che esiste in Bulgaria. Debbo dire che, proprio nella mia città di residenza, opera l’unico patronato (Enasc) che assiste, sia gli italiani che i bulgari che hanno in essere o hanno avuto legami lavorativi con l’Italia, in tutte le pratiche burocratiche.

6) Costo mensile, approssimativo
Le spese più consistenti sono quelle per la casa. Da precisare comunque che, Pazardzhjik è molto più abbordabile di Sofia, Varna o, la meravigliosa Plovdiv, capitale della cultura per il 2019, che dista da qui circa 25 km.

Parlando di un 20/30% in meno nei costi complessivi, tra noi e queste città più importanti, ti dico che per un appartamento medio (70mq, due stanze, salotto-cucina, servizi) si va sulle 350/500 leva (175/250 euro). I costi per le utenze (tutti meno cari rispetto all’Italia) sono diversi e, più consistenti nei mesi invernali (al massimo 200/250 leva mensili) rispetto alle stagioni intermedie (circa 70/100 leva).
Ricordo che il leva vale circa la metà dell’Euro.
Per quanto riguarda i costi macchina: sono 150/200 leva per l’assicurazione; 93 leva per la Vignetta annuale, che consente di circolare liberamente in tutte le strade e autostrade nazionali, e circa 30/40 leva la revisione che qui è annuale. La benzina, meno cara del diesel, varia tra 1,90-2,10 leva, il diesel circa 10/15 centesimi (stotinki) in più. Per il mangiare, nel complesso i prodotti primari costano meno che in Italia (soprattutto verdure e frutta), ma non tantissimo meno. Una rosetta, un po’ più piccola di quella italiana, varia tra gli 8 ed i 15 centesimi, un caffè rigorosamente di marca italiana (i bulgari ne sono grandissimi consumatori) si “acquista” dalle macchinette (anch’esse italiche) per 40 centesimi di leva (20 centesimi di euro), nei bar arriva anche al doppio, le sigarette la metà che in Italia, un litro e mezzo di acqua (molto buona) varia tra i 20 e i 40 stotinki. Le orate di allevamento greche vengono circa 7 euro al chilo, le spigole, circa 4 euro;  la carne di pollo  varia da 5 a 7 leva al kg, il maiale un po’ di più, comunque mai oltre di 8/10 leva, ma il maialino per Natale, che ho “voluto” trovare ad ogni costo, io l’ho pagato 13 leva al kg (6,5 euro al chilo) direttamente da un allevamento. Debbo dire che la ”mia” cittadina (oltre 70.000 abitanti) per noi italici ha un altro grandissimo pregio, visto che esiste un bellissimo e rifornito outlet di soli prodotti italiani dove i prezzi  dei “nostri” italiani (di cui Noi ci riforniamo in abbondanza) costano quasi come in Italia: 1 pacco di spaghetti Barilla 1,79 leva (85 centesimi di euro); 250 gr di Illy caffè 13,99 (7 euro); 700ml di passata Pomì 2,20 leva;  il miglior grana padano a 15 euro al chilo, e così via.
Per darti un’idea dell’insieme, debbo dire che una famiglia con tre persone, spende (mangiando anche e soprattutto prodotti italiani) circa 300/500 leva al mese (non più di 250 euro).


7) Problemi con la lingua, usi e costumi locali
Tantissimi, perché non solo si parla, ma si pensa (nel costruire le frasi) e si scrive in maniera del tutto diversa. Il cirillico comunque ho imparato a leggerlo e scriverlo, anche se con un po’ di fatica, sono anche entrato nella logica del loro “ritmo” di parlata, tanto che mi viene più semplice capire (molto poco, a dire il vero) l’argomento delle loro discussioni, conosco anche molte delle parole essenziali, ma sono davvero molto lontano dal sapermi districare da qualsiasi tipo di “colloquio”; ad essere del tutto sincero la frase migliore che sono riuscito a costruire per difendermi è proprio “Ne razbiram, ce s?m italianez” (Non capisco, io sono italiano).
Questa è una terra con una millenaria (e sconosciuta) storia di cui, anche se con pochissima enfasi e grande carenza di marketing comunicativo, qua e là si conservano bellissime e interessantissime vestigia. L’antica Tracia ha le sue radici in queste lande ed esistono resti meravigliosi di quella storia e delle dominazioni romane, turche o bizantine che siano. I suoi confini sono: a nord per 500 km il Danubio che la divide dalla Romania, ad oriente il Mar Nero la divide dalla Georgia, Azerbaijan e dalla Turchia; a sud confina direttamente con Grecia e Turchia (da cui è seprata da 300km di “possente” fil di ferro spinato); ad ovest i Balcani la separano dai paesi dell’ex Jugoslavia.
La gente bulgara somiglia molto a Noi sardi, sono molto riservati e faticano ad entrare in “sintonia” con il prossimo, ma quando lo fanno sanno essere veri amici. Sono figli di una cultura ortodossa che non è mai stata “domata” neppure nella dominazione sovietica. Accettano l’Europa, ma non sono pochi i nostalgici del comunismo e Putin è molto… “attraente” anche per la nuova classe politica.
Esiste una forbice impressionante tra i pochi Ricchi e la moltitudine dei Poveri, e se non penetri dentro questa realtà, rischi di venire frainteso e vivere in una condizione isolata, di escluso.
Se hai tempo, voglio raccontarti una cosa che mi capitò i primi mesi di permanenza.
Andai a fare spesa al Lidl (da noi sono presenti quasi tutte le più grandi catene europee della distribuzione) e, poiché ne sono davvero goloso, visti alcuni bellissimi frutti di melograno ne presi diversi e li misi nel mio carrello. Arrivato alla cassa, mentre poggiavo la mia spesa sul nastro trasportatore, notai però la cassiera che con parole (per me sconosciute) cercava di attirare la mia attenzione. Nel contempo, anche quelli che stavano davanti a me, si erano fermati e mi guardavano, con cortesia e facevano cenno che potevo passare prima di loro anche per chiarirmi con la mia interlocutrice. Insomma, dopo una fatica immane compresi che quello che sia la cassiera che i miei “compagni” di fila cercavano di spiegarmi, era che i melograni si vendevano ad unità e non a  chilo e, quindi, pensavano che probabilmente, visto che il costo di ciascuno (2,79 leva) era piuttosto salato io avessi sbagliato e, se avessi voluto, potevo non prenderli tutti e 5. Rimasi sconcertato, ebbi la prontezza di farmi attendere mentre, confusamente, cercavo di verificare se in tasca avessi le banconote e le monete per pagare il dovuto (anche se io prima e dopo di allora ho sempre pagato con la carta) e feci cenno che sì, potevo prenderle tutte, ma che mi scusavo del mio grossolano errore. Nell’attendere il mio turno alla cassa, ebbi modo si osservare meglio quelle persone più o meno mature che riponevano in una busta logora, rigorosamente portata da casa, le loro tre o quattro cose (qualche panino, un pezzo di burro, un salumella, due mele, una bottiglia d’acqua). E li vedevo contare gli spiccioli, più stotinki che leva, nessuna banconota, neppure della più piccola da 5 leva.
Beh, da allora, i melograni li compro uno per volta e, mai, per tutti i giorni… ed anche il carrello della spesa cerco di renderlo sempre meno pesante ed appariscente. Non lo faccio per loro. Sono io che ho bisogno di rispettare me stesso perché, dio non voglia, io non abbia più a poter dare anche solo l’apparenza di essere irridente e non rispettoso verso una condizione che, fortunatamente solo per poco e non così drammaticamente, ha sfiorato anche la mia ormai lunga esistenza.
Sono molto fieri di essere Bulgari ed hanno memoria e rispetto delle loro tradizioni e dei loro costumi. Quelli tradizionali, i costumi, seppur più poveri dei nostri, hanno gli stessi colori e, su per giù, gli stessi “capi” di abbigliamento.
Impressionante è la similitudine tra le maschere ed i riti dei Kukeri e dei Mamuthones.
In conclusione, caro amico mio, non posso che ribadirti che pur avendo scelto l’ultimo, per condizioni economiche e sociali, tra i 27 paesi dell’Unione Europeo, sono fiero di esserne stato ammaliato e di vivere e condividere anche la fatica e l’ansia per il miglioramento della loro condizione e per garantirsi un futuro migliore. Del resto anche io, al tramonto della mia storia personale, ho pensato alla sopravvivenza del mio, sicuramente non infinito, Futuro.
Un abbraccio, Tore.
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